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150 DSC_6241 DSC_685 Gesù Bambino nel giardino del Paradiso. Museo Etnografico del Friuli Gesù Bambino di Praga Gesu-bambino-seduto gesu-bambino-na Gesu-bambino-seduto Ninos Jesus, collezione di Madrid
1 Dicembar 2019

BAMBINELLI REGALI E LA DEVOZIONE A GESÙ BAMBINO

Di Tiziana Ribezzi

Nei ricordi dell’infanzia la presenza della statuetta del Bambin Gesù è legata al fervore dei preparativi nell’intimità delle case durante i giorni dell’Avvento per essere adagiata, nella Santa Notte, nel suo giaciglio all’interno del presepe. Tuttavia dal Medioevo fino al Settecento il culto del Divino Infante, come figura a sé, è sempre stato intenso e si è esteso, con le numerose statuette che semplici, ignude o riccamente abbigliate venivano accudite e venerate nei conventi, nelle chiese ma anche nelle case della cristianità occidentale. Ne fa testo la bella raccolta, certamente meritevole di una visita, che la collezionista Hiky Mayr offre al pubblico nella sua Fondazione Museo a Gardone Riviera. Si tratta di circa 200 statuine databili fra XVII e XIX secolo il cui precedente è solo la collezione madrilena delle Les Descalzas Reales nel monastero delle clarisse fondato dalla figlia dell’imperatore Carlo V, con i Niño Jesus scolpiti da artisti spagnoli per "la devozione delle monache di nobile casato". In Carnia e nel Convento delle Dimesse a Udine Maria Lunazzi nella sua attività di catalogazione ha rilevato alcune graziose effigi che i fedeli chiamano pipins di cere; anche alcuni esemplari del Museo Etnografico del Friuli pervenuti tramite la collezione Ciceri sono emblematici della continuità del culto verso il piccolo Gesù.
Il simulacro del Gesù Bambino, così vicino nella sua infantile umanità ai sentimenti dei devoti era al centro di una ritualità che si esprimeva in un rapporto fortemente emotivo fra il fedele e l’immagine sacra in una forma di identificazione e partecipazione. Le statuette figuravano costantemente in una apposita nicchia o su armadio all’interno dell’intimità domestica dove avevano luogo le preghiere e si implorava la celeste benedizione sulla casa e gli abitanti di essa. I Vangeli parlano poco dell’infanzia di Gesù, ma le leggende e le vite dei santi fin dal Medioevo offrono delle pagine deliziose sulla devozione a Gesù e sulle sue espressioni. La rappresentazione dei drammi sacri e il culto francescano, particolarmente devoto all’infanzia di Gesù, promuove la teologia dell’umanizzazione e dell’infanzia del Salvatore; Bernardo da Chiaravalle ne propaga il culto favorito dai pellegrinaggi e da Betlemme si tramanda la tradizione dei Piccoli Gesù le cui immagini venivano portate dai pellegrini in dono. L’autobiografia di una viaggiatrice inglese, Margherita Kempe, parla del ritorno da un pellegrinaggio in Palestina da dove riprese il cammino verso Assisi portando una cassa con dentro un’immagine raffigurante Nostro Signore. Quando giungeva in città devote, estraeva la statuetta e la vestiva con vesti femminili. Si dice che “la gente accorreva con delle camicie con le quali toccare l’immagine che baciava con devozione come se fosse stato Dio stesso”. Queste statuette erano particolarmente venerate e al centro anche di una vissuta ritualità. Forse il simulacro più noto è quello di Aracoeli che si dice miracolosamente giunto dalla Terra Santa a Roma. L’acheropita statuetta in legno di ulivo del Getsemani era stata ricomposta con vesti provenienti da doni preziosi ed esposta alla venerazione dei fedeli. Ogni Natale veniva collocata nel presepe, sommersa dalle letterine dei devoti, che facevano richiesta di grazia; avevano luogo la capillare distribuzione di immaginette ed era occasione di benedizioni particolari. Immagini plastiche di Gesù Bambino sono state realizzate nel tempo. Le figurine del Santo Bambino già con il XV incominciano a essere diffusamente posizionate sull’altare durante il Natale. Un culto molto esteso è testimoniato nel XV secolo in Germania, nel Belgio e nei Paesi Bassi. Non solo nelle fabbriche ma anche i religiosi nei conventi, specializzati Hilligebackers e Bilderbachers (gli artisti specializzati in statue sacre) si dedicavano a realizzare figurine di ridotte dimensioni, così in Italia nel Cinquecento erano particolarmente rinomati gli “stucchini” di Lucca. Dalla biografia di suor Orsola Benincasa si conosce che la mistica religiosa teneva una statuina lucchese nel suo oratorio che di notte veniva posta su una sedia davanti al letto in modo “da potersi trattenere in dolci soliloqui con lui” e avverte le consorelle di tenere quel Santo Bambino con la venerazione che merita, come preziosa reliquia. Il culto si propaga; la fanciullezza di Gesù, serena e dolente, di coinvolgente emozione, è tema di riflessione, fonte di ispirazione e devozione. Nella Spagna dei monasteri carmelitani e con santa Teresa del Bambin Gesù l’adorazione della Santa Infanzia viene intesa come mezzo per giungere la perfezione e il Dio Bambino è venerato come piccolo Re. Rinomato è anche il culto carmelitano al Santo Bambino di Praga nella chiesa di S. Maria della Vittoria nella capitale ceca; è ammantato in ricche vesti di broccato e regge con la sinistra il globo e con la destra fa atto di benedire.
Ma accanto ai conventi esiste anche un culto domestico verso la Santa infanzia, conosciuto nel '500 quando “sante bambole” che raffiguravano culti femminili di sante, Maria Bambina e di Gesù venivano donate a giovani spose o claustrali bambine. In questo contesto la devozione alla Santa infanzia, in una forma di pedagogia del Sacro era un modo per ispirare alla perfezione del sentimento religioso. Si tratta così di effigi non solo venerate ma che vedono partecipi i fedeli già dai gesti della manifattura, della vestizione e dell’accudimento. Non è insolito che il culto giunga a credenze magiche. Napoli fu, nel Sei-Settecento, un luogo importante di divulgazione del culto e di produzione di statue di Gesù Infante. Gli Scolopi, nella loro chiesa alla Duchesca a Napoli, conservavano un Bambin Gesù di legno “che si diceva operasse miracoli alle partorienti e alle donne sterili”.
Come viene raffigurato il Bambino Gesù? Il piccolo Re è scolpito o modellato e compare ignudo – fatto non raro in quanto la fisicità e il corpo indifeso maggiormente suscitava la pietà dei fedeli che si sentivano così partecipi alla sua povertà  mostrando il mistero dell’Incarnazione. È stante con una specie di rosario al collo terminante con piccola croce, con nelle mani una colomba o in atto di offrire un acino d’uva con riferimento al sacrificio eucaristico o un campanellino. I fedeli dovevano quindi prendersi cura del Santo Bambino, assistendolo con pie pratiche. Altra espressione iconografica lo rappresenta come piccolo re, con la mano alzata a benedire e con l’altra disposta a trattenere un oggetto, il globo sormontato dalla croce a richiamare il ruolo di Salvator Mundi. Il Dio Bambino, talvolta riccioluto, è riccamente abbigliato, con vesti ricavate da paramenti liturgici. Anche la rappresentazione di Gesù Bambino che conosce il destino della sua Passione, è un tema particolarmente diffuso nell’Europa del Nord. In questo caso il Bambino dorme su una croce con a fianco gli strumenti della sua futura sofferenza o posato a terra un teschio; oppure il Bambino riposa in un contesto ameno, con fiori e particolari naturalistici. È il giardino del paradeisos, il luogo dimora delle pie anime che accoglie i giusti dopo la vita terrena.
Poi ci sono le scatole, le scarabattole anche riccamente ornate secondo la prassi conventuale, dove il Bambinello avvolto in fasce è adagiato su un cuscino, il capo appoggiato sulle braccia, o in atto benedicente o teneramente volto verso i fedeli. Nel suo stato di innocenza e semplicità è un’icona da sempre particolarmente vicina ai fedeli.