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25 Març 2019

Giant Trees Foundation Onlus

LONG LIVE THE GIANTS di Andrea Maroé

L’albero è un organismo complesso, un popolo variopinto di specie diverse che convive con freschezza e meravigliosa libertà all’interno di un sistema naturale che lo stesso albero aiuta a creare. è un essere imponente, vicino all’eternità e quindi a Dio, o comunque al cuore della Natura, alla base della vita di questo nostro piccolo pianeta vivente chiamato “Gaia”. E’ un essere solo all’apparenza immobile. Si muove invece, con pazienza e semplicità, nella dimensione temporale. Cosa a noi ancora (e forse per sempre) negata. La nostra frenesia ci porta a crederlo muto e quasi inanimato. Eppure è colui che ha plasmato lentamente tutto il mondo emerso. Costruendo foreste immense, creando suoli di varia natura da pietre e rocce laviche delle più diverse, colonizzando con sapienza e pazienza ogni angolo della terra, ogni clima, ogni ambiente. Da sempre gli antichi hanno legato il grande albero all’inizio della vita, in stretto connubio con lo sgorgare di una fonte. Acqua e aria. Ancora non sapevano cosa fosse la fotosintesi, la clorofilla, l’ossigeno. Ma ben capivano che senza alberi non poteva esserci vita. Gli alberi monumentali, vetusti, grandi oppure solo antichi sono le vestigia, i ricordi affascinanti, che ci riconducono, nella nostra memoria più profonda, al tempo in cui naturalmente riconoscevamo nell’albero il nostro più caro alleato. Io sono un uomo fortunato. Sono un osservatore di chiome e, più che uno studioso, un esploratore di grandi alberi. Ho la fortuna di poterlo fare da un punto di vista privilegiato: l’interno dei loro rami. Da oltre trent’anni li cerco, li scalo, mi prendo cura di loro. Ma soprattutto imparo da loro. E quindi cerco di educare alla tutela e alla salvaguardia di questi giganti verdi, nostri antichi cugini, veri padroni del mondo e grandi esseri miti, resilienti, altruisti e, come sta dimostrando la scienza, anche molto intelligenti. Da questa passione per gli alberi, potrei chiamarlo amore, forse tra i più profondi e veri di tutta la mia vita, è nata la Giant Trees Foundation. Il primo esempio italiano di fondazione nata per la salvaguardia dei grandi alberi, attraverso progetti locali, nazionali e internazionali. L’attenzione all’educazione, alla divulgazione costituisce uno degli ambiti di lavoro fondamentali della GTF, poiché senza conoscenza non è possibile alcuna tutela. La nostra attività si esplica in spedizioni di ricerca internazionali che effettuiamo, da oltre vent’anni, nelle grandi foreste vergini, alla ricerca degli alberi più grandi e vetusti, nella misurazione delle loro chiome mediante treeclimbing e nella raccolta di campioni vegetali e animali in collaborazione con vari istituti di ricerca e Università. Ma soprattutto ci offrono la possibilità di incontrare popoli che hanno un rapporto intimo e particolare con la natura, di capire quanto il nostro modo “europeo” di concepire l’albero come puro oggetto, quasi essere privo di vita, sia lontanissimo dalla verità che per migliaia di anni ha invece permeato l’animo dell’uomo.
La GTF, pur nata solo nel 2018, ha ereditato il patrimonio tecnico scientifico di un’esperienza di vita passata tra le chiome da parte di alcuni esploratori di grandi alberi ma ha voluto istituire un comitato scientifico internazionale multidisciplinare in grado di giudicare i suoi lavori e di ampliare la visione “arborea” sul mondo a 360°. L’albero è intimamente legato alla nostra vita: mobili, case, oggetti d’arte, strumenti musicali, cibo, farmacopea, salute ma anche bellezza, ossigeno, acqua e terra. Senza la traspirazione degli alberi e il loro continuo apporto di sostanza organica non avremmo il terreno utile alla vita e, in molti casi, neppure l’acqua. Se siamo qui lo dobbiamo a loro.
E quindi è loro che dobbiamo curare e salvaguardare. Partendo da questo elemento paradigmatico qual è il grande albero la GTF vuole difendere, non solo le grandi foreste ma anche tutto il territorio che le sostiene e le popolazioni che con esso hanno imparato a convivere in maniera rispettosa e amorevolmente educata.
Gli alberi oltre i 50 metri, in foresta, difficilmente possono essere misurati con droni o laser, in quanto la loro stessa chioma impedisce di individuare con precisione la base del fusto e il cimale più alto. Occorre quindi arrampicarsi fin sulle cime e far scendere una cordella metrica. Questa operazione, tecnicamente chiamata “direct tape drop” dagli anglofoni, è ritenuta una delle misure più precise per conoscere la reale altezza di un albero gigante. L’arrampicata su pianta (treeclimbing) effettuata da agronomi, forestali, biologi ed entomologi, formati per questa tipologia di lavoro, permette di raccogliere dati, campioni animali e vegetali non desumibili da terra. Sulle chiome degli alberi tropicali possono vivere migliaia di altre specie fungine, animali, vegetali non presenti al suolo.
La chioma degli alberi giganti costituisce ancor oggi uno dei territori meno esplorati e conosciuti del nostro pianeta.
Una ricchezza inestimabile di biodiversità, racchiusa in un superorganismo, complesso e meraviglioso. Una spedizione della GTF, assieme al Team di Superalberi, nel 2016 ha portato alla scoperta dell’albero più alto d’Italia attraverso un’accurata misurazione mediante direct tape drop da parte della medesima equipe di specialisti. Il più alto in assoluto è risultato essere “The Italian Tree King”, una douglasia a Vallombrosa (Firenze) con 62,45 m di altezza, seguito dalla Sequoia Gemella di Sammezzano (54 m) sempre in Toscana. Porta la data del 2015, l’esplorazione della Selva Nublada in Venezuela dove abbiamo misurato quello che per ora resta il più alto esemplare arboreo misurato scientificamente: una Gyranthera caribensis, dai nativi chiamata “Candelo” che con i suoi 63,42 m di altezza e 17,12 m di circonferenza a petto d’uomo costituisce il primato del continente. L’ultima spedizione, nel 2018 nelle foreste balcaniche, ci ha permesso di scoprire uno dei più grandi esemplari di abete bianco in Europa (circonferenza a petto d’uomo 7,13 m.; altezza 59,71 m.). Tutto questo lavoro lo facciamo perché siamo convinti che, oltre a difendere e curare personalmente i grandi alberi, occorra ricostruire e far crescere una vera cultura dell’albero e che per far questo occorra trovare nuove modalità di divulgazione. L’utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale e comunque spettacolari, quali ad esempio il treeclimbing, raccontati con linguaggio semplice seppur scientificamente rigoroso possa permettere di avvicinare il grande pubblico, e soprattutto i giovani, ai temi ambientali e di conservazione del nostro patrimonio boschivo. La fattiva partecipazione di realtà locali, quali Comuni o Enti, che si occupano di progetti legati alla conservazione di grandi esemplari arborei, secondo la GTF costituisce una conditio sine qua non per sviluppare la tutela del patrimonio arboreo mondiale. E’ per questo che oltre alle esplorazioni, molti sono i progetti sui quali la GTF sta lavorando in collaborazione con realtà locali e internazionali.
L’ultimo evento calamitoso che ha colpito le regioni del nord ma anche buona parte dell’Italia, la Tempesta Vaia di fine ottobre 2018, distruggendo migliaia di ettari di foreste con milioni di metri cubi di tronchi abbattuti al suolo, non può lasciarci indifferenti.
è un grido che il nostro pianeta “Gaia” ci manda, una preghiera straziante e dolorosa che a suo modo ci invia per farci rendere conto dell’importanza di questi esseri, buoni e generosi, che ci accompagnano nel nostro peregrinare. Dobbiamo capire che questi giganti, dalla loro nascita, alla loro incalcolabile fine, costantemente curano il nostro cammino. Non è più possibile trattarli come esseri inferiori, come oggetti a nostra disposizione. Dobbiamo capirli, studiarli, tutelarli, curali. Con amore e passione. Nella Bibbia l’uomo nasce giardiniere: “Dio donò all’uomo il suo giardino (Eden) affinché se ne prendesse cura”. Non perché lo depredasse, non perché lo distruggesse.

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