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12 Avrîl 2018

Il gioco non ha età

Il tempo giocato in famiglia

ASSOCIAZIONE CULTURALE AMIGDALA A CURA DI NICOLETTA BATTISTINI

In un’era in cui la tecnologia è diventata parte integrante della nostra quotidianità e delle nostre abitudini, dovrebbe esserci sempre un tempo dedicato al gioco creativo, condiviso, libero, un gioco di movimento, ancor più quando i protagonisti sono i bambini. E genitori, nonni, zii sanno quanto il gioco sia per i bambini una questione molto seria: il coinvolgimento, la concentrazione, la creatività, le energie investiti durante il gioco, lo rendono l’attività prevalente dalle prime settimane di vita fino all’adolescenza. La sua natura “automotivante” trae origine dall’importanza che il gioco ricopre nello sviluppo e nella crescita del bambino e dell’adulto. Attraverso l’attività ludica, infatti, il bambino impara a conoscere la realtà, a sperimentare le qualità percettive e funzionali degli oggetti con cui entra in contatto, sviluppa la socializzazione, impara a comunicare le proprie emozioni, migliora l’autostima e l’attenzione, aumenta le capacità di problem solving e la coordinazione, diminuisce lo stress e la depressione. Perché tale “congegno educativo” possa esprimersi al meglio è necessario tuttavia dare la possibilità ai bambini, soprattutto quelli più piccoli, di sperimentare materiali di qualità, di essere liberi di muoversi nello spazio, di manipolare gli oggetti in sicurezza. Il bambino, infatti, ha la necessità di toccare, lanciare oggetti, farli cadere e riprenderli, di fare esperienza di materiali diversi, arrampicarsi, nascondersi, salire e scendere, per poterli conoscere. Per quanto queste attività possano talvolta essere interpretate come capricci, il bambino sta manifestando il suo bisogno di sperimentare e di apprendere, e di esprimere le sue emozioni e sentimenti. Per questo il ruolo degli adulti nel gioco dovrebbe essere quello di dare l’opportunità al bambino di sperimentare, di proporre oggetti che siano adatti al suo livello di sviluppo psico-motorio, di leggere insieme, di condividere esperienze anche con altri bambini, di dare la possibilità di essere liberi di muoversi. L’adulto, infatti, dovrebbe porsi come una base sicura, che genera conforto e permette l’esplorazione, ponendosi in una posizione di osservazione e intervenendo solo quando necessario. In questo modo i genitori, i nonni, gli zii e il bambino hanno possibilità di avere scambi costruttivi e gioiosi, nei quali ognuno si sente appagato e soddisfatto e dove vengono scoperti significati condivisi, come in una danza a due. La nostra disponibilità al gioco, i materiali offerti e il contesto in cui è inserito il bambino, quindi, influenzano molto la qualità e gli effetti del gioco stesso, che si configura tra le attività più importanti per lo sviluppo cognitivo, fisico e socio-emotivo del bambino. Per questo dedicare del tempo al gioco con i propri cari è la scelta migliore che si possa fare, a qualsiasi età.

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