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1 Dicembar 2019

LE VETRATE RACCONTANO CON LA LUCE IL PRESEPIO

L'ARTE E IL TERRITORIO DEL FRIULI di Gabriella Bucco

Il Natale è la festa della luce simboleggiata dalle illuminazioni e dalle candele, ma che possiamo ritrovare anche nell’arte delle vetrate, così presente nelle nostre chiese. Nelle cattedrali gotiche le vetrate policrome corrispondono alla filosofia neoplatonica secondo cui la luce rimanda a Dio, una estetica che fece diventare il tema della luce fondamentale nell’arte religiosa. Tanto è vero che padre Fiorenzo Gobbo, uno dei grandi artisti friulani della vetrata artistica, affermò che «quando il fedele entra in chiesa, è aiutato dalla luce e dal colore a visualizzare quello che si celebra. La vetrata è un mistero sacro cantato, la predica passa, l’immagine resta e accompagna tutta la celebrazione della liturgia in modo che non solo si vede, ma si capisce ciò che si celebra. Non è un semplice racconto, è una meditazione, un entrare nel mistero.»
Anche nella Firenze rinascimentale grandi artisti rinascimentali come Donatello, Paolo Uccello e Ghiberti disegnarono i cartoni per le vetrate di Santa Maria del Fiore, ma fu nell’800 con la rivalutazione romantica dell’arte medioevale che questa arte fu rivalutata, raggiungendo nel periodo Art Nouveau un ruolo importante. In Friuli tuttavia imperò la tradizione storicista e si continuò a rivolgere a maestranze austriache o boeme.
Un vero rinnovamento si ebbe soprattutto nella seconda metà del '900 quando architetti e artisti di fama internazionale rinnovarono questo antico artigianato: Matisse ideò la Cappella del Rosario (1949-1951) a Vence con delle vetrate ispirate alla essenzialità dei papiers découpeés, subito dopo Le Corbusier costruì la cappella di Rochamps (1950-1956) con vetrate policrome poste nei profondi strombi delle finestre. Georges Rouault (1871-1958) nei suoi dipinti sembra ispirarsi alle strutture in piombo delle vetrate nei tratti neri che delimitano le figure, mentre Chagall dal 1950 si dedicò all’arte delle vetrate dove ebbe modo di esprimere i suoi interessi biblici. In Friuli si dovette aspettare la ricostruzione dopo il terremoto del 1976 per accogliere le nuove tendenze artistiche. Le vetrate rivelarono così tutte le loro potenzialità nella decorazione di architetture sobrie, che dovevano tenere conto del requisito della economicità.
Padre Fiorenzo Gobbo e Alessandro Ricardi di Netro sono gli artisti che esercitarono con maggiore continuità l’arte della vetrata in Regione, alcune delle quali sono ispirate al tema della Natività e sono l’oggetto di questo articolo.
La vetrata del Natale di padre Fiorenzo Gobbo
Padre Fiorenzo Gobbo (Bressa di Campoformido, 1926-Reggio Emilia, 2014) Servo di Maria fu pittore e grande artefice di vetrate; il suo grande amico e confratello padre David Maria Turoldo gli attribuì l’appellativo di Beato Angelico moderno per il suo approccio meditativo e mistico all’iconologia cristiana.
Fu il pittore Ernesto Bergagna che gli trasmise la passione per l’arte sacra, continuata negli anni '60 con la frequenza dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e una poliedrica attività artistica che comprende disegni, incisioni, mosaici, dipinti, grande decorazione ad affresco e vetrate.
Per padre Fiorenzo Gobbo le vetrate sono “musica visiva”. Usava la tecnica tradizionale con i vetri tagliati e composti entro le intelaiature di piombo nelle chiese dall’architettura tradizionale, mentre i vetri cemento dai forti spessori sagomati a spacco venivano preferiti nelle architetture moderne. Nelle sue vetrate combinò la tradizione figurativa, appresa a Roma da un maestro tedesco, e le tendenze innovative conosciute in Accademia. Nella parrocchiale della nativa Bressa (1989-1992), costruita in stile neogotico da Gerolamo D’Aronco seguì la tradizione gotica «di parlare con le immagini» in vetrate eseguite tra il 1989 e il 1990 dalla ditta Poli di Verona, ma poste in opera solo nel 1992.
Sulla parete meridionale si può osservare la Finestra del Natale. In alto la stella si posa sopra il luogo di nascita di Gesù e con la sua luce lo segnala all’umanità. Questa iconografia ha una lunga tradizione in Friuli e compare anche nel canto del Missus. Giuseppe, Maria e il bambino Gesù sono adorati dai tre Magi (Matteo 2). Giunti dall’oriente seguendo la stella, chiedono notizie a Erode, che li invia a Betlemme dove adorano Gesù bambino e gli offrono oro, simbolo di regalità, incenso, simbolo di ministero sacerdotale e mirra, simbolo di incarnazione in un vero uomo. La tradizione dei Magi è particolarmente diffusa in Friuli e in tutta l’area nordica, poiché nel 1162 il Barbarossa trafugò le loro reliquie dalla basilica milanese di San Eustorgio per portarle a Colonia, il ricordo della traslazione compare quindi in iconografie sacre e profane.
In basso si raffigura la scena della Presentazione al tempio (Luca 2,21-39); secondo la Legge mosaica dopo due settimane dalla nascita Gesù, come tutti i primogeniti, viene consacrato al Signore nel tempio di Gerusalemme. Contemporaneamente Giuseppe ha in mano le colombe per il sacrificio della purificazione di Maria. Il sacerdote Simeone prende Gesù tra le braccia e benedice Dio per avergli fatto vedere il Messia e predice alla Madonna che una spada le trafiggerà il cuore.
Le Natività di Alessandro Ricardi di Netro
Di nobile famiglia piemontese e lontano discendente di Ippolito Nievo, Alessandro Ricardi di Netro (Torino, 1924 – Strassoldo, 2003) frequentò la sezione di pittura dell’Accademia Albertina di Torino con Felice Casorati. Dapprima in Piemonte realizzò illustrazioni per importanti case editrici italiane e straniere. Giunto in Friuli negli anni Sessanta dimorò nell’ala settecentesca del castello di Colloredo, dove creò un laboratorio artigiano in cui praticare la sua attività artistica: affreschi, ma soprattutto incisioni, vetrate e piccoli oggetti in vetro dipinto. Dopo che il terremoto del 1976 distrusse il castello, si trasferì a Strassoldo, dove continuò l’attività aiutato dal figlio Nicola.
Frequentò il pittore Enrico Ursella di Buja e si cimentò nella pittura e negli affreschi e proprio dipingendo la parrocchiale di Pagnacco (1957) decise di dedicarsi alle vetrate istoriate ispirandosi alle tecniche antiche. Dal bozzetto approvato dal committente, eseguiva il cartone, cioè il disegno a grandezza naturale, che veniva riportato su cartoncini sagomati come le forme disegnate su cui tagliava i vetri, preferibilmente soffiati a mano nelle vetrerie di Francia e Germania. Li dipingeva e per creare il chiaroscuro usava la grisaille, che conferiva tridimensionalità e permetteva di aggiungere particolari minuti. Una volta cotti nel forno, montava i vetri nei profili di piombo eseguendo il consolidamento della vetrata e il montaggio.
Alessandro Ricardi di Netro fu un vero pittore vetraio, che rubando con gli occhi il mestiere, componeva le sue opere secondo le tecniche antiche, mai delegando ad altri, se non all’aiuto del figlio Nicola l’esecuzione delle vetrate.
Grazie alla attenzione posta alle antiche tecniche artigianali, la sua ispirazione fu prevalentemente figurativa con una grande attenzione data ai particolari e alla resa plastica delle figure attraverso i chiaroscuri a grisaille. Notevole fu la sua attività nella ricostruzione post terremoto tra cui spiccano le ventinove vetrate eseguite negli anni ’80 per la nuova chiesa di Sornico ad Artegna, dove nella parete sinistra dell’abside raffigurò l’Incarnazione. La Madonna, rappresentata in vesti fiamminghe, regge tra le braccia il bambino Gesù avvolto in fasce e che irradia luce come nelle invenzioni di Correggio, mentre Giuseppe illumina la scena con la luce di una lanterna. Sui colori sobri e bassi spiccano i chiaroscuri a grisaille.
La scena della Natività compare anche nel ciclo per la parrocchiale di Bugnins concepito unitariamente, ma eseguito dal 1963 al 1991. La vetrata è molto diversa da quella di Sornico per la precisione dei dettagli e l’uso di colori e chiaroscuri, che evidenziano la tridimensionalità delle figure, secondo la tradizione medioevale. Con una prospettiva che sale verso l’alto, la Madonna con Gesù nella mangiatoia sono disposti in primo piano, raffigurati nel gesto protettivo di Maria che protegge il figlio con i lembi del mantello. Alle sue spalle le figure tipiche del presepio: il bue, l’asino e San Giuseppe mentre la stella segnala il luogo ai pastori.
Le vetrate delle chiese raccontano dunque con la luce la storia del presepe natalizio.