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illustrazione di Jessica Ravizza
14 Otubar 2019

SETTE VITE

TRA I SENTIERI DELLE FIABE di Paola Raffaini, a cura di Angelica Pellarini

Come ogni anno, d’estate, i cartelloni pubblicitari si riempivano di striscioni e immagini del talent show più famoso della storia: “STAR PER UNA NOTTE… STAR PER SEMPRE!”.               
Milù, una graziosa gattina randagia, non riusciva a staccare gli occhi da quelle parole che le risuonavano come un martello pneumatico in testa. “Se non ci provo non potrò mai sapere quanto valgo!”, miagolò determinata. “Ma non ho un soldo e poi non mi conosce nessuno! Come posso pensare di vincere?”. Così dicendo fra sè e sè, decise incredibilmente di parteciparvi. In fretta e furia, racimolò due stracci e lasciò un biglietto alla sua famiglia: “Voglio inseguire il mio sogno più grande, spero possiate capirmi! Miao, miao! Un milione di fusa… vostra Milù!”. Si mise in viaggio e dopo lunghe corse e non pochi pericoli, eccola arrivata a Dreams Town che, per l’occasione, si era riempita di cantanti, ballerini, musicisti, poeti, provenienti da tutto il mondo. Quando fu il momento di salire sul palco, le zampe le tremavano come foglie al vento ma appena attaccò la musica, un’energia magica l’aiutò a esibirsi trasformando il sogno in realtà. A pieni voti, Milù vinse la gara e da quel momento la sua vita cambiò. In tutto il mondo si sparse la voce della sua bravura e in breve tempo diventò una star: lei, da sempre una gatta vagabonda, ora veniva richiesta in tutti gli eventi più popolari, il suo nome era stampato su tutti i giornali e decantato su tutte le radio. Il successo le stava regalando finalmente la felicità tanto attesa, anche se ben presto tutti i suoi cari, vecchi, amici e parenti, presi dall'invidia, non vollero sapere più nulla di lei. Milù, certa che la danza fosse la sua vita e che per niente al mondo avrebbe rinunciato al suo grande sogno, non tornò indietro sui suoi passi e da sola affrontò il destino. Una sera, dopo una prestigiosa esibizione, conobbe Riko, un ricco gattone che l'ammaliò e in poco tempo i due decisero di stare insieme. All'inizio Milù era trattata come una principessina: cene romantiche, serenate sui tetti, viaggi, collari di pietre preziose, cappottini alla moda... ma poi...
Un giorno scoprì di aspettare dei cuccioli! “Sarò mamma! Non ci posso credere! Ma come farò a ballare? E cosa ne sarà della mia carriera?”. Gioia, paura, rabbia, l’assalirono e in quella confusione di pensieri ed emozioni le si avvicinò Riko; lei, d’istinto, gli si gettò al collo e gli miagolò la notizia aspettandosi fusa affettuose, ma il gattone s’impietrì e l’unica cosa che trapelò fu un flebile: “Ah!... Sono contento per te... ehm... per noi...”. Furono le ultime parole che Milù sentì pronunciare da quell’animale che le aveva promesso una vita felice insieme ma che al primo imprevisto si rivelò bugiardo e disinnamorato. Il mondo che l’aveva accolta clamorosamente, con sfarzi e onori, ora la stava ributtando insensibilmente nel mondo “sporco” da cui era venuta, proprio ora che aveva in sé la ricchezza più grande, inestimabile: la vita. La notizia della sua dolce attesa si sparse alla velocità della luce tanto che, in poco tempo, Milù dovette rinunciare a molti spettacoli, cessarono via via molti contratti di lavoro, perse la sua lussuosa cuccia, beni e soldi. In un lampo ritornò come all’inizio: una povera gattina randagia. La sua famiglia, impietosita, la riaccolse solo fino a che non avesse dato alla luce i piccoli. Il parto non tardò e puntualmente nacquero cinque graziosissimi cuccioli: due maschi e tre femmine, tutti dal pelo arruffato e dallo sguardo tenero e innocente, con quell’inconfondibile profumo di latte materno, dolce e pieno di amore. I piccoli crebbero in forza e salute, i nonni e gli amici insegnavano loro le tecniche di sopravvivenza, come recuperare il cibo, trovarsi un riparo; la mamma, invece, si preoccupava di educarli alla musica, all’arte, alla lettura, alla danza. “Guarda quella, non le è bastato ritrovarsi dalle stelle alle stalle, continua con le sue fantasticherie e sciocchezze che non servono a nulla, se non a sognare e poi tornare a piangere! Ingrata! Non si rende nemmeno conto di quello che stiamo facendo per lei!” borbottavano, arrabbiati e disgustati, gli altri gatti. Dopo alcuni mesi, Milù capì che doveva cercare un’occupazione per mantenere la propria famiglia: andò dal riccio pizzaiolo, dal coniglio sarto, dalla gallina gelataia, dalla talpa giornalaia ma tutti appena sapevano che era mamma di cinque piccoli cuccioli la allontanavano elegantemente dicendole che in quel momento non avevano bisogno di nessun’operaia e che, ora più che mai, i suoi piccoli avevano bisogno di lei. Amareggiata e sconsolata dopo l’ennesimo rifiuto, mentre se ne ritornava sotto le sue quattro assi, visse il peggiore degli incubi: un gruppo di oche che indossavano un camice bianco e delle cuffie buffe arrivò, tutto compatto, e senza né perché né per come, le portò via i suoi micetti. Inerme e impotente, Milù non riuscì a far nulla per evitare questo dramma, soltanto a miagolare disperatamente: “Non abbiate paura piccoli miei, la mamma tornerà a riprendervi! Miaooo! Ve lo prometto! Vi voglio una lisca di bene!! Miaoooo”. Poi una nuvola di polvere, alzata dalle gomme del furgoncino, ostacolò ogni sguardo e verso. Come una graffiata al cuore, provò un immenso dolore, causato dalla solitudine, il fallimento, la colpa ma… ecco che in quel momento sentì una soffice zampa sul suo dorso che la consolava: era quella di Lilly, un’anziana cagnolina che aveva assistito alla tragica separazione. Milù si lasciò travolgere da un pianto straziante e incontrollabile e alla fine la cagnolina le propose di andare a vivere da lei; in cambio di compagnia e lavori domestici,
l’avrebbe aiutata a rifarsi una vita. Milù non perse l’occasione, accettò l’offerta e mentre faceva compagnia a nonna Lilly si rimise a studiare con assiduità e costanza, tanto che i suoi studi vennero ripagati con significativi riconoscimenti. La sua storia fece eco in molte altre scuole di danza e teatri, nacque anche un’associazione di animali che aiutava tutti quei talenti nascosti, poveri e sfortunati, a farsi conoscere e trasformare la propria passione in un lavoro serio. Milù ne divenne la presidentessa. Non trascorse molto tempo che la gattina aveva già i suoi primi alunni. Un giorno, mentre insegnava i primi passi - Un due tre, un due tre... - suonò il campanello e appena aprì venne travolta da una ciurma di bischeri gattini. Erano i suoi tesori, ormai cresciuti, desiderosissimi di riabbracciare la loro mamma… “O miei piccoli!” miagolò con il cuore in gola, mentre si leccavano e si strusciavano. “Mamma non siamo più piccoli!” risposero seccamente i fratelli. “Avete ragione, scusate! Oh, è il giorno più bello della mia vita! Grazie perché avete creduto in me, siete stati la mia forza e la mia speranza!” si sfogò la gatta. “Mamma, non abbiamo mai dubitato delle tue capacità e poi... è vero o no che noi gatti abbiamo sette vite? Dopo gli incubi, si può ancora sognare! L’importante è non arrendersi!” risposero in coro i cucciolotti. “Verissimo! Cosa aspettiamo allora? Balliamo e festeggiamo!”.                                                                                                                                   Vissero così miagolosamente felici per lunghi, lunghissimi anni.

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