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25 Març 2019

Cristo è risorto (Lc 24,6)

SIATE LIETI di don Franco Saccavini

Gli dei non muoiono, ma svaniscono, dissolti da una luce più chiara della loro o resi invisibili dall’oscurità… Un giorno gli uomini hanno smesso di porre Dio al disopra di tutto perché, imitando l’esempio dell’angelo Satana, hanno scelto se stessi come oggetto delle proprie preferenze… viceversa, Dio continua ad amare gli uomini senza porre condizioni.
Il Cristo è tale dentro la fede: un’esperienza unica e singolare con l’Abbà. Parole e gesti lo dicono per il suo Dio/papà.
Il momento più alto della vicinanza a Lui è il suo annientamento/κ?νωσις, la croce. Il luogo del disvelamento più potente della morte diventa la sua risurrezione. Per amore si muore, per amore si è risuscitati. Per un amore che compare prima che noi fossimo formati in un grembo. Il Gesù della storia rimarrà sempre un enigma, un α?ν?σσοv, un racconto irrisolvibile. Il suo mondo lo pensò come un apocalittico sobillatore, un ateo, un apostata, colui che portò il più grande attacco all’ordine patriarcale. “Non fatevi chiamare padre sulla terra perché uno solo è il vostro padre, quello del cielo” (Mt 23,9); la messa al bando del titolo di rabbino, di maestro, capo. Tutti i sostantivi che rimandano a un’autorità sono preclusi. Il gioco linguistico consueto per il culto ebraico viene minato in chiave anarchica (Peter Sloterdijk, Dopo Dio).
I Vangeli non sono altro che racconti della passione con una lunga introduzione (M. Kähler). Il logos tou staurou (Λ?γος το? σταυρο?), la parola venuta dalla croce. È questo il τ?πος (il luogo) irraggiungibile per la ragione e per la legge; scandalo/inciampo per coloro che amano la ragione, follia per i devoti della legge, della Legge di sempre. È stato così difficile per le comunità cristiane sopportare un amore crocifisso, una morte per amore, un’incarnazione così amante e così violentemente respinta, un Dio fatto uomo fino alle estreme conseguenze. Per limitare la potenza di un amore così grande da subito si dichiara che Gesù è solo una controfigura. Basilide (II sec. d.C.), maestro religioso dello gnosticismo cristiano delle origini, presente ad Alessandria d’Egitto, discepolo di Menandro o addirittura presunto interprete di Pietro apostolo, di nome Glaucias, uno dei più antichi commentatori dei Vangeli, dà vita a un movimento che permarrà per oltre due secoli dopo la sua morte. Gesù appare (δοκε?ν – docetismo). Non può essere che Dio si sia compromesso in modo così radicale con un presunto Messia finito in croce. Il Suo essersi fatto carne è insostenibile, insopportabile. Subito dopo la 2a seconda guerra mondiale ai piedi di una falesia nel deserto egiziano (50 km a nord di Luxor) è stata ritrovata una grossa giara d’argilla contenente numerosi codici in lingua copta redatti su papiro, ben conservati: 52 trattati in lingua sahido-copta, in gran parte sconosciuti; una sorta di biblioteca gnostica: il ritrovamento di Nag Hammâdi. Secondo Jung sarebbe stato possibile parlare ancora dell’anima, dentro al bisogno di revisione dei fondamenti di quella cultura occidentale cristiana che si era manifestata e rivelata nella compulsività dell’andata in una guerra mondiale (42-55 milioni di morti). Il cristianesimo non è una gnosi per il prossimo? (Nietzsche).
Comprendere la gnosi, però, non da Nag Hammâdi, ma dentro le strutture dell’esistenza contemporanea, a partire dal centro rovente di sé, nei contenitori rotti della soggettività con i loro dolori. Tale è la sfida della gnosi, oggi. Se il profetismo fallisce, nasce l’apocalittica; se anche l’apocalittica fallisce, nasce la gnosi (J.Taubes).
Era ed è necessario riprendere i fatti, intendere, spiegare, dare ragione, perché Gesù non fosse morto come un qualsiasi maestro di sapienza o fondatore religioso, ma di morte violenta. La comunità cristiana si trova di fronte a un evento scandaloso: un Messia crocifisso che non trova sostegno nelle Scritture ebraiche. Morto in croce come altri schiavi, privi della maggior parte dei loro diritti, criminali violenti, asociali e rivoluzionari. Come un volgare malfattore, tra tormenti, esposto alla derisione, all’infamia. Un Messia sofferente giudicato criminale non solo dagli uomini, ma da Dio stesso; morto come un maledetto. I racconti intendono accompagnare a cogliere il senso radicale di questa morte, non rimettere semplicemente in fila i facta bruta. Vogliono commuovere, far nascere la fede pasquale. Sono racconti confessanti.
Con la morte vengono meno tutte le relazioni: con gli altri (solitudine), con sé (angoscia) e con Dio (silenzio). Abbandono e nascondimento di Dio. Il sonno dei discepoli, il silenzio di Dio. Il mondo non si è convertito, il Padre/papà è lontano. La nuda, cruenta passione diventa eloquente.
Il cadavere di Gesù viene sepolto la sera stessa da Giuseppe di Arimatea. Nessun parente stretto, nemmeno le donne hanno potuto seguire la sepoltura. La morte, ogni morte è compimento e svelamento di una esistenza. Gli occhi trapassanti delle donne vedono la risurrezione. Per contagio sono coinvolti i discepoli, la comunità, i credenti. La risurrezione prima di trasformare i discepoli ha effetto su Gesù. Perché Dio si è voluto identificare con Lui e non con il Battista, perché tra queste due storie fallite sceglie quella di Gesù e non l’altra?
Gesù il Vivente è riconoscibile come il Risorto e il Risorto è riconoscibile come il crocifisso solo nella fede. Al di fuori della fede non è dato alcun riconoscimento. È il vedere credente. Le donne hanno il presentimento che quell’uomo è più vivo di tutti loro, del boia, degli assassini, dei sopravvissuti (E. Drewermann).  Sono cambiate in radice e i loro occhi sono divenuti da traslucenti a trapassanti il grande muro della morte. Il Vivente appare per quaranta giorni, cifra potente: “Non abbiate paura”; “Siate lieti”. È come se non si dovesse temere più neanche il mondo. Se nel Cantico dei Cantici è stato detto che l’amore è forte come la morte, da questa mattina di Pasqua l’amore è più forte della morte, è principio di eternità, è visione eterna, trasfigurazione permanente. Nessun potere potrà mai sottrarre la nostra anima a questo amore risorto.
 

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